Noi siamo solo dei commentatori di ciò che avviene nel Palazzo. Non ci siamo da più di dieci anni.
Per qualcuno è poco importante. Per chi ritiene la Repubblica un valore e un punto di partenza minimo per uno sviluppo egualitario complessivo, è un dramma.
Un dramma che continua e che ci impone di adottare nuovamente una cultura politica e sociale fondata sulla rappresentanza multipla: sindacale e parlamentare.
La sinistra comunista deve trovare il modo di ripensarsi, di agire non come se fosse un luogo di sviluppo di benevolenza materiale nell’oggi per costruire domani il socialismo, ma come forma strutturata e organizzata di una idea alternativa di società.
Senza coscienza del ruolo politico di ciascuno di noi non può esservi nemmeno ricostituzione e allargamento della coscienza critica sociale, della coscienza “di classe”.
Oggi possiamo applaudire o biasimare altri. Lavoriamo per tornare ad applaudire i nostri deputati e i nostri senatori; lavoriamo per criticare i nostri rappresentanti.
E’ un lavoro lunghissimo. Occorrerà una generazione almeno per riportare la sinistra ad essere quella incarnazione di domanda di uguaglianza espressa sul piano politico.
E’ un lavoro lunghissimo che non possiamo delegare ad altri. Nemmeno ai nostri compagni che ci stanno accanto.
Bisogna pensarsi e sentirsi come gli unici portatori di questo compiti. Gli unici per esserlo tutte e tutti insieme.
Non abbiamo, del resto, più niente da perdere…
(m.s.)
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